Da bimbo passavo un mucchio di ore a disegnare labirinti.
Piccoli, grandi, colorati, storti, irrisolvibili…comunque labirinti.
Ne parlavo con C. l’altra sera e uno dei commenti ricevuti è stato:“Cercavi magari l’uscita ?”.
Ho risposto:“Magari cercavo l’ingresso”.
Ieri ho provato a scartabellare fra disegni & scarabocchi stipati in uno scatolone sotto il mio letto con l’intento di trovarne qualcuno ma il risultato è stato zero.
Peccato.
Niente più labirinti…o per lo meno nessuna traccia storica presente all’appello.
Quindi:
- Ma sarà vero che se il labirinto risiede su un piano solo per uscirne basta svoltare sempre dalla stessa parte ?
- Ma se è vero quanto sopra affermato come si fa con un labirinto su più piani ?-
Ma se il labirinto si estende sulla quasi totalità territoriale di un pianeta a caso…
…si insomma sulla maggior parte della superficie di una generica sfera (una roba tipo la geometria di Riemann per intenderci)…
…siamo prigionieri del labirinto o prigionieri della poca libertà rimasta ?
Infantile vero?

Gennaio 22, 2008 alle 1:07 pm |
Lo sapevo… sei pazzo!
Ad ogni modo penso la nostra vita sia piena di labirinti intricati… se poi questi vengono trasposti su carta per illustrare dove siamo o semplicemente rimangono nelle nostre menti dipende dai casi…
Io nel mio ci sto stretto oramai, e per quanto abbia tentato di disegnarne le forme non ho ancora individuato l’uscita.
Gennaio 22, 2008 alle 1:30 pm |
Sempre parole carine eh ?
Il labirinto in se potrebbe anche essere un gioco , o un modello , o un pensiero…se ci aiuta lo si utilizza altrimenti lo si butta…o lo si dimentica…
Oppure potrebbe essere anche la casa , la vita , l’esistenza … e allora e’ + dura mon ami’…
forSe…o forSe boh !
Gennaio 22, 2008 alle 1:57 pm |
Forse a volte non ci piace il nostro labirinto, e semplicemente… ne vorremmo un altro!
R
Gennaio 22, 2008 alle 2:27 pm |
mmmh…giocattolo vecchio ? Giocattolo rotto ? E andare ai giardinetti a prendere un po’ d’aria…indipendentemente dallo stato delle cose ?