Fortunello è colui il quale lavora in una centrale nucleare che sta per saltare in aria ma se ne rende conto solo 5 minuti prima che questo accada…
…come dice il mio amico Pippo:
“La gente sta male”.
Adieu.

Fortunello è colui il quale lavora in una centrale nucleare che sta per saltare in aria ma se ne rende conto solo 5 minuti prima che questo accada…
…come dice il mio amico Pippo:
“La gente sta male”.
Adieu.

Al Signor Rossi (o Pervinca tanto è ugualos) viene affidato un plico.
Tale plico deve essere consegnato ad un tal Mister X, residente presso la città di PAESE, in Via della Strada n.1.
Il Sig. Rossi, con il plico sotto il braccio, esce da casa sua e chiude la porta a chiave.
Scende 2 rampe e mezza di scale, attraversa il cancelletto (aperto) e sale in macchina.
A riguardo della consegna gli sono state fornite indicazioni di massima sul come raggiungere la località sopra indicata. Data la vicinanza con il proprio domicilio egli non prevede grossi problemi a raggiungerla in tempo e modalità utili, quindi avvia il motore e si dirige verso la periferia (Rossi vive in un cul de sac quindi davanti al cancello di casa sua c’è un’unica via percorribile).
Percorre il lungo viale che conduce alla statale in una manciata di minuti (c’è poco traffico…anzi non c’è praticamente anima viva in giro), quindi confluisce naturalmente nella stessa, continuando a guidare per alcuni chilometri.
D’un tratto gli si para davanti il cartello PAESE.
Egli pensa: “Bene, sono quasi arrivato!”.
Superato il cartello, continua su quella che sembra essere la strada principale di PAESE (d’altronde con un nome così mica sarà una megalopoli no?) finché incrocia le prime case (palazzine grigie e azzurre di 3/4 piani ciascheduna).
Si guarda attorno (non c’è veramente nessuno in giro a quest’ora!) cercando di leggere i nomi delle vie (ce ne sono altre che attraversano…parrebbero condurre ad altrettante palazzine simili a quelle già viste) ma le targhe con i nomi sono troppo piccole.
Attiva i lampeggianti d’emergenza e accosta.
“Una targa…bene…che cappero di via è?”
Via della Strada.
“Questa è fortuna se non meglio”
Con flemma estrema parcheggia accanto ad un vialetto, spegne il motore ed esce dalla sua vettura.
Prosegue lungo il vialetto per circa 10 metri e si appropinqua ad un cancelletto di accesso per abitazione (una delle tante stupende grigio-azzurre palazzine più e più volte incontrate).
Legge il civico esposto.
“1…al primo colpo…!!!”
Lavoro praticamente terminato. Si gira verso destra per leggere i nomi sulla pulsantiera del citofono ed ovviamente trova la scritta “Mister X” con estrema facilità.
Primo piano, porta di sinistra.
Un momento…anche destra…c’è un Mister X anche a destra.
Parenti…probabile…però quale sarà quello giusto?
Suonare a caso…unica possibilità.
Alloraaaaa….momento…anche al primo piano Mister X ! 2 !! Pure al terzo !!!
Rossi arretra di qualche passo.
Perplessità.
Perplessità a dir poco.
Pausa…riflessione…razionalità.
In fondo avranno pure il diritto di vivere tutti assieme se ne hanno piacere no?
Però qualcosa non quadra…i conti non tornano.
Rossi retrocede dal marciapiede di accesso e si incammina nuovamente lungo il vialetto.
Un altro cancelletto.
Civico affisso: “1”.
Perplessità…confusione…capogiro.
Si avvicina…o meglio incespica leggermente.
“Tutti Mister X”.
Confusione…dolore…paura.
Torna indietro e cerca un’altra casa lungo la via.
Guarda i numeri…1….1…..1…1.1.11111111111111…….!!!!!!!!!
I nomi…….Mister X…Mister X…miStER x misteR XX…tutti uguali.
Delirio…terrore…follia.
Arriva ad un incrocio…legge il nome della via traversa:
“Via della strada”.
La prende….continua…stesso scenario di prima.
Ne incontra un’altra:
“Via della strada”.
Un’altra:
“Via della strada”.
Un’altra:
“Via della strada”.
“Via della strada”.
“Via della strada”.
“Via della strada”.
……………………

E’inutile.
Per quanto tu possa amare una persona, mica puoi legarla alla sedia e pigliarla a schiaffi per convincerla a provare lo stesso per te.
Ma e’ anche vero che interpretiamo bene la parte fino a dove vogliamo proteggerci e siamo spontanei dal punto in cui vogliamo dare agli altri.
Forse.
In ogni caso di fronte alla realtà più pura e brutale ogni nostro sentimento, per quanto intimo e profondo possa essere, diventa irrilevante.
Boh…forse che sì, forse che no.
Basta così. Ciao.

Lavoro seduto alla scrivania.
Davanti a me ci sono diversi oggetti: monitor, tastiera, telefono, carte, raccoglitori di carte, raccoglitori di raccoglitori.
Ancora più avanti c’e’ una finestra, attraverso la quale saltuariamente il mio sguardo sfonda la gabbia.
Vedo: palazzi, tetti di palazzi, comignoli su tetti di palazzi, antenne sul tutto …quindi tralicci dell’alta tensione, pennacchi di alberi più o meno autunnali, un cielo più o meno autunnale e i riflettori per l’illuminazione del vicino casello autostradale più o meno congestionato più o meno in tutte le stagioni.
Interessante. Mooolto interessante.
Ogni tanto comunico con chi mi sta/transita vicino, generalmente argomenti pertinenti la professione o le criticità istantanee… talvolta fuorvianti ma pur sempre utili a mantenere discretamente vivi i rapporti interpersonali.
O almeno così mi sembra. O almeno questo appare quasi quotidianamente.
Penso si tratti di una condizione MEDIA, o meglio/peggio MEDIOCRE, STANDARD, COMUNE A MOLTI…quindi tutt’altro che ECCEZIONALE o STRAORDINARIA o STRANA.
Passa di qua una collega, parla con il mio vicino di scrivania di un argomento QUALSIASI, mi lancia una battuta su un argomento casuale/banale/informale/qualsiasi (che non sento manco bene) e mi dice che sono sempre + strano (questo lo sento bene).
Non faccio una piega, massimo self-control…minimo (se non nullo) coinvolgimento sulla cosa.
L’aspetto divertente e’ che mi capita da anni, fin da bimbo…ovvio non quotidianamente…in fondo mica vado in giro vestito da uomo ragno o roba del genere !!!
Mi chiedo: cosa cazzo significa essere strani? O meglio: che cazzo ci trovano la Signora Verdi o il Signor Rossi di strano nel prossimo loro? O, putacaso, in me ???
Breve analisi del retroterra dello strano
• Mancanza di fede calcistica (non e’ sufficiente simpatizzare per una squadra e/o schieramento ma OCCORRE SAPERE A MEMORIA nomi e ruoli di tutti i giocatori + tutte le partite in calendario + le altre squadre + bla bla…).
• Mancanza di convincimento nonché sapezza motoristica (modelli auto preferiti, cilindrata, allestimenti, zero a cento in, etc etc…).
• Assoluto disinteresse per eventi tipo formula 1, moto gp e roba del genere…se ad esempio hai visto un paio di rally in vita tua oppure ogni tanto mentre zappingheggi ti fermi x 5 minuti a guardare uno che fa trial non conta.
• Mai giocato/collezionato/scambiato FIGU (calciatori ovvio).
• Non guardare i film “di cassetta” al cinema (per intenderci…non guardare TUTTI I FILM CHE TUTTI VANNO A VEDERE CHE TUTTI DEVONO VEDERE PERCHE SE NON L’HAI VISTO MINCHIA SEI STRANO….). Tra l’altro questa cosa sarebbe ulteriormente sviscerabile ma per adesso mi fermo qui.
• Non ascoltare radiodigggei, o roba del genere, non ascoltare brani da heavy rotation (leggi tormentoni nazionali o esteri ripetuti a iosa finché ti si stampano in testa e minchia che fffigo sto pezzo xke’ non lo ascolti sei strano…).
• In generale scarsa competitività o attitudine al branco/gregge piuttosto che “gioco di squadra” (opinabili le regole che governano tale percezione…se non giochi a calcetto tutte le settimane mica sei uno Yeti pantofolaio…).
• Estraneità assoluta a moda, tendenza, deviazione standard, scarto quadratico medio…in soldoni AVULSO DA OGNI LAZZO/FRIZZO/ SPRAZZO estical-consumistico di massa (cambio di cell ogni 6 mesi, la macchina dopo 4 anni e’ vecchia anche se ci fai 20000 km l’anno, i dottormatiiinnnnss, senza settimana bianca non si vive, e cazzate ad libitum…). Falso tra l’altro perché x quello che mi piace spendo MA e’ ovvio che trattasi di beni non “condivisibili” col vicino di casa che ha appena cambiato la moto e te lo fa’ pure notare. In fondo a Capodanno sei OBBLIGATO a divertirti così come devi gioire delle gigantesche scatole mediatiche (tutte colorate ma vuote).
Forse Pino la Lavatrice non ha tutti i torti:
Tu mi dici quello che devo fare, e io lo faccio.
Ecco.
